Federico Esposito | 12-12-2017 | I fatti
Le cronache del tempo raccontano una città macchiata di sangue. Tanti i morti ammazzati
“Far west”. Il salto nel passato torbido di Pagani si compie ricordando come la città veniva chiamata dalle cronache del tempo. Uno scenario western, dove a farla da padrone erano bande di spietati pistoleri, gruppi di fuoco che seminavano il terrore per le strade. Una stagione che ha conosciuto il suo momento più drammatico in quella mattina dell’11 dicembre 1980, quando a perdere la vita sotto i colpi dei killer di Raffaele Cutolo fu il sindaco Marcello Torre. L’avvocato, arrivato alla guida della città pochi mesi prima, si era opposto agli interessi dei camorristi nella gestione dei fondi per il post-terremoto del 23 novembre.
Far west dunque, ma la realtà in quegli anni nutriva e superava la fantasia. Niente succo di pomodoro o effetti speciali: il sangue che ha macchiato l’asfalto paganese era vero. Per ricostruire quel clima si deve partire dal 7 gennaio 1972. Via De Rosa, Cinema Astra. É lì che entra in scena Salvatore Serra, il boss “Cartuccia” che dominerà incontrastato nell’Agro per un decennio. Il capo del “clan dei paganesi” quella sera è un giovane pregiudicato che lancia la
sfida al vecchio boss Arturo Avallone, che si intrattiene all’Astra assieme a Pasquale Stoia e ai fratelli Bonaventura e Matteo Monti. In un baleno scoppia un conflitto a fuoco che lascia sul campo un morto: viene freddato da un colpo al volto Giuseppe Iervolino, sodale di Serra. Il cinema è affollato. Sono momenti di panico. Serra si dà alla fuga ma non per molto: la sfida al vecchio boss lo consacra leader della mala locale.
La scalata al potere di “Cartuccia” segna la trasformazione della camorra, che abbandona le forme e i codici della guapparia e si trasforma in banditismo e aggressione selvaggia. Sono gli anni della speculazione edilizia che stravolge la fisionomia del paese, imbottito sempre più di cemento e palazzine. Il far west paganese diventa un caso nazionale, con l’applicazione di una misura repressiva creata per i mafiosi siciliani adottata per la prima volta fuori dall’isola, proprio a Pagani.
E sono gli anni degli omicidi eccellenti. Una scarica di pallettoni di lupara ammazza nell’agosto del 1978 Tonino Esposito Ferraioli, cuoco e sindacalista che si batte in fabbrica per i diritti dei colleghi operai della Fatme. Lo stesso fucile viene adoperato qualche mese dopo per l’omicidio dell’avvocato Michele Buongiorno, presidente di una cooperativa di vigilanza ed ex consigliere comunale. Nel frattempo le pagine dei quotidiani si riempiono di articoli che raccontano di rapine, sparatorie, omicidi. Il sangue e la paura segnano la storia della città e la camorra governa il territorio con l’uso spregiudicato della violenza.
Tra il 1977 e il 1983 in Campania vengono uccise più di 1500 persone, altre 10000 sono incriminate per reati di associazione mafiosa. A Pagani si contano almeno 21 omicidi. È una lista che comprende personaggi di primo e secondo piano della criminalità locale, pochi innocenti e tanti pregiudicati. Nel 1982 viene freddato il presidente della Paganese e assessore comunale Enzo De Risi. Le guerre interne ai clan seminano morte: tra i tanti, i pregiudicati Gerardo Perrotta, Mario Farina e Aniello Olivieri, fratello del boss Peppe “Saccone”.
Una stagione che durerà troppo. Nell’89 un candidato sindaco sarà diretta espressione dei boss. Nel ‘93 il Comune sarà sciolto per infiltrazioni mafiose. Prima, nel 1984, c’era stato l’arresto del sindaco Mimì Bifolco. Aveva preso il posto di Torre.