Scusa, Marcello.

Riccardo Christian Falcone | 13-12-2018 | Le opinioni

Scusa, Marcello. Scusa davvero.

Scusa perché avremmo dovuto fare di più e meglio per Il Piccolo Giornale. Scusa perché, quando avevamo deciso di lanciarci in questa avventura, ti avevamo promesso che ci saremmo sforzati di non disperderlo questo patrimonio, di essere più attenti, di dare continuità a questa esperienza, di riempirla di contenuti il più possibile e con assiduità. Ci abbiamo provato, ma non è andata proprio come ti avevamo promesso e come pure, credici, avremmo voluto.

Torniamo in stampa dopo troppo tempo dall’ultima volta. Ed è per questa ragione che sentiamo di doverti chiedere scusa. Ci hanno insegnato che la consapevolezza dei propri limiti è un indispensabile strumento di responsabilità, di cui tutti forse dovremmo fare maggiore esercizio. E allora non potevamo che partire da questa consapevolezza, scusandoci con te.

Però, Marcello, noi siamo ancora qui, nonostante i nostri limiti. Siamo ancora qui a dirti che, in fondo, per quanto a piccolissimi passi, noi sulla strada che hai tracciato vogliamo continuare a camminare. La tua eredità noi vogliamo continuare a praticarla. Vogliamo continuare a credere di poter essere “degni del tuo sacrificio e del tuo impegno civile”, come tu stesso, in quella lettera del 30 maggio di 38 anni fa, ci hai scritto. Noi una “Pagani civile e libera” vogliamo continuare a sognarla.

Torniamo in stampa nel giorno dell’anniversario della tua morte, esattamente 38 anni dopo quel barbaro e crudele omicidio, per il quale ancora attendiamo una verità vera. E torniamo a prometterti di non lasciare che questa esperienza de Il Nuovo Piccolo Giornale svanisca per colpa dei nostri limiti e delle nostre debolezze. Noi, caro Marcello, ci proveremo ancora, per come saremo capaci, di tenerla viva questa esperienza, perché siamo convinti che farlo significhi tenere in vita anche un pezzo importante di te e della tua storia. Una storia, Marcello, che non ci stancheremo mai di raccontare. Sai, questa estate altre 150 tra ragazze e ragazzi di tutta Italia, arrivati qui per i campi di impegno e formazione sui beni confiscati alla camorra, l’hanno conosciuta la tua storia, proprio davanti a quel cancello dove ti hanno portato via. Lì, su quell’asfalto bagnato dal tuo sangue innocente. Vedi allora, noi ci proviamo a fare la nostra parte, col Piccolo e con tanti altri pezzetti di impegno. Tu perdonaci, abbi pazienza e continua a credere in noi.

E poi permettici un’altra cosa alla quale teniamo tanto. Una cosa che sappiamo ti renderebbe felice. Permettici di dedicare questo numero del giornale alla donna che ti è stata accanto per tutta la vita, la tua e la sua: tua moglie Lucia. Fa fatica Lucia, sai Marcello. Il tempo comincia a lasciare i suoi segni. E poi la sofferenza per te, la fatica, il dolore per Peppino, le battaglie, la solitudine troppe volte subita e vissuta. Tu lo sai che questa roba qui prima o poi presenta il conto. E, ci piaccia o no, Lucia è stanca. Ecco, questa allora è un’altra promessa che ti facciamo. E che facciamo anche a lei, a Lucia: continuare la battaglia per cui si è spesa e, nonostante tutto, continua a spendersi, oggi più che mai attraverso Annamaria e, sempre di più, attraverso i tuoi nipoti.

È la battaglia perché la tua storia, il tuo esempio, la tua testimonianza continuino a raggiungere tante altre persone. La battaglia perché la tua morte abbia un senso qui ed ora e non solo nel ricordo di 38 anni fa. La battaglia perché, se non in un’aula di Tribunale, la verità sul tuo omicidio continui a riecheggiare almeno attraverso le nostre parole, a passare di bocca in bocca, a chiedere giustizia, anzi a gridare a gran voce questa richiesta di giustizia, per te e per tutte le vittime innocenti delle mafie. La battaglia contro tutte le ingiustizie, quelle che tu tanto odiavi. La battaglia per la vicinanza a chi fa più fatica, quelli che tu tanto amavi. La battaglia una società più giusta e umana. È dura, Marcello, soprattutto coi tempi che corrono.

Ma noi sentiamo di dovertelo. Insieme alle nostre scuse.